SAREZZO nella STORIA
seconda puntata
 

LOCALITA' del NOSTRO COMUNE

Partendo dalla piazza di Sarezzo e incamminandosi lungo il corso del Redocla, o partendo dalla contrada del Colombaro, dove nel XVII secolo fu edificato il palazzo Bailo, in via nord, si raggiungeva la contrada della valle, che aveva inizio all'incrocio delle due strade, (la croce appunto), dopo Capomaggiore, e proseguiva fino alla contrada di Pomeda, e di qui a Lumezzane, o in Cagnaghe, mentre a sinistra, oltre il ponte sul Redocla, portava alle pendici del monte S. Emiliano, dove si trovavano alcune "calchere", fornaci per la produzione della calce. Le "calchere", per ragioni igieniche e ambientali, erano generalmente edificate al di fuori del centro abitato e quindi se ne trovavano varie in cima alla valle di Sarezzo, dal momento che qui c'erano anche le cave per l'estrazione del calcare (molti ricorderanno ancora le mine che in questa zona si facevano brillare fino a non molti anni fa, nelle cave). Troviamo "calchere" anche in Pomeda o nella zona detta Bassinale, in quella di Castolo o in quella di Campiglio (Campei). Nel 1540, in località guado di Castolo, i fratelli Giovanni e Bonfadino Danderi fecero edificare una cappella votiva, dedicata ai santi Emiliano e Tirso e a S.Cecilia della Corna. La valle di Sarezzo era soprattutto zona agricola e le abitazioni erano scarse, cascine sparse, in alto, dove i prati si facevano più ampi . La denominazione ronco data a vari punti della valle, designava gli appezzamenti scoscesi che vi si trovavano, per lo più terrazzati e coltivati a vite. Gli Avogadro, che per secoli abitarono a Zanano, avevano possedimenti anche in queste zone, case che affittavano ai contadini, i quali in genere pagavano con prodotti della terra e dell'allevamento il prezzo dell'affitto. Una piccola stalla sorgeva in località Bassinale. Qui infatti, nel 1651, Bartolomeo Bertoglio di Gardone, acquista da Faustino Dandera di Sarezzo l'altra metà di una piccola stalla con fienile in quella contrada. Una metà, insieme ad alcune pezze di terra, era già stata venduta al Bertoglio da Giovan Battista Dandera, che doveva pagare dei debiti. Lo stesso Bertoglio, nei mesi successivi , acquista altre pezze di terra "arative, vitate, castagnive", nella stessa zona. [in Arch.S.BS, Gaspare Ferandi, f.5979]. In località Campiglio si può ancora vedere, quasi soffocata dalle nuove costruzioni, la cascina ora semidiroccata, che fu dei Bailo, i quali probabilmente la acquistarono da un Avogadro. In Cagnaghe sorge una casa antica, che appartenne alla famiglia Montini, con un piccolo oratorio annesso, luogo di svago e di caccia di quella famiglia, venuta a stabilirsi a Sarezzo da Lumezzane alla fine del '600, con il medico Carlo. Alla metà dell'Ottocento sorgeva in località Croce una fornace di Calce appartenente a Raffaele Fantinelli. Qui nel febbraio del 1854, una domenica, tre bambini si introdussero per giocare e due di loro persero la vita in un rogo da loro stessi acceso, Luigi Pedergnaga e Giacomo Pessarossa. Si salvò invece Maria Pessarossa, grazie anche all'intervento di una ragazza di quattordici anni, Maddalena Reboni, che corse in loro aiuto. Nell'archivio del comune di Sarezzo è conservata la petizione che il padre della Reboni, Pietro Giacomo, inviò per ottenere un riconoscimento alla figlia. La strada della Valtrompia, nei secoli passati, attraversava i centri abitati, per lo più costeggiando le pendici dei monti. Sarebbe stata poco sicura, oltre che poco conveniente, una strada che attraversasse i campi, al di fuori dell'abitato. Carcina e Pregno erano collegati alla Valgobbia nel tratto della "pendeza" e poi da qui la strada "valleriana" procedeva verso Sarezzo o deviava verso Lumezzane. In località Valgobbia si trovava dunque un centro abitato piccolo ma di una certa importanza, un'osteria comunale e la fucina per la lavorazione del ferro, ora in fase di recupero. Un forno fusorio era stato in funzione in questa località per alcuni anni, non sappiamo con precisione quanti, nel corso del XVI secolo. Nel XVIII secolo aveva qui una tintoria Decio Galizioli, mentre altre attività vi si ritrovano nell'Ottocento. Così, nel 1807, oltre all'osteria condotta da Stefano Stefana troviamo ad esercitare la loro attività in Valgobbia Luigi Schiavi (macellaio) e Giacomo Leali (pizzicagnolo). Qualche anno dopo, nel 1830, vi troviamo anche un fabbro , Pietro Guizzi, e un vetturale, Angelo Zanetti, ai quali si aggiungono nel 1836 il falegname Andrea Roncali e il maniscalco Giuseppe Zanardelli. Secolare è l'attività della fucina Sanzogni, che naturalmente subì alcune modifiche strutturali nel corso del tempo. Una fucina esisteva in Valgobbia già alla fine del '400. Nel 1539 una fucina per la lavorazione del ferro è venduta dai Bucelleni di Lumezzane ai Bailo e ai Bombardieri di Noboli, mentre successivamente, nel 1552, Agostino "caligario" compra una fucina da Rocco Bombardieri. Non sappiamo se queste fucine sorgessero nello stesso luogo dove si trova la fucina Sanzogni. Quest'ultima, comunque , nel 1672 passa in proprietà da Giacomo Olivieri ad Antonio Guizzi, che nello stesso anno aveva acquistato case dalla vedova di Pietro Scalvo . L'anno successivo il Guizzi, che era venuto qui da Chiari , compra in Valgobbia , da Comino Bailo, "le case[…] con due botteghe esistenti" [Arch. Bailo Sarezzo]. Nel 1688 i Guizzi, a saldo di alcuni debiti, vendono la fucina, che dopo esser passata per breve tempo in altre mani, viene acquistata dai Bailo. All'inizio del secolo successivo i Guizzi la reclamano e intentano una causa ai Bailo. Infine nel 1879, la fucina risulta appartenere a Gaetano e Tommaso Minola di Brescia, che la vendono ai Sanzogni di Sarezzo, gli ultimi proprietari . Dalla Valgobbia, come abbiamo detto, la strada deviava verso est passando davanti al cimitero, spostato qui dalla piazza agli inizi dell'Ottocento , e snodandosi poi lungo il corso del torrente Gobbia e dell'antico acquedotto romano, conduceva a Lumezzane, affiancata da numerose "seriole" che portavano acqua alle fucine che furono dei Bailo, dei Bolognini, dei Salvinelli, poi dei Bianchi o dei Polotti. Il confine tra Lumezzane e Sarezzo , in particolare la località Valle Lunga , o Vallonga, ai piedi del monte Palosso, fu in passato motivo di frequenti liti tra i due comuni. In una causa in corso nel 1471, per stabilire appunto la proprietà di quella località, tra gli altri testimoni si trova un certo Giacomo Pelizzari di Cimmo, stabilitosi a Lumezzane da sedici anni, che afferma che la "porta" di Lumezzane si trovava nelle vicinanze del Gobbia, presso "l'acqua salsa ", sopra i prati della Breda, e che al di sopra di questa porta c'era una pietra ("terminus lapideus") ad indicare il confine tra i due comuni. La porta era costituita da due colonne con un cancello ("rastellum"), che veniva chiuso in tempo di guerra o di peste, per il controllo , ed era custodita da varie persone, tra le quali il Pelizzari ricorda Piccino "de golinis" e Tonino Becchetti .[Arch. S. BS; Archivio storico civico, n.1257]. Nel 1887, in località termine, ai piedi della collina di Cagnaghe, fu edificata un'imponente fornace per la produzione di cementi e calci idrauliche, di proprietà di Federico Bagozzi di Cogozzo e di Giovan Maria Mutti di Gardone V.T. . La fornace però, nonostante un avvio promettente della produzione, ebbe vita breve; nel 1900 fu venduta e non si sa per quanto ancora abbia continuato l'attività. Nelle vicinanze della Valgobbia la strada, che si diramava come abbiamo visto verso Lumezzane e verso Sarezzo, conduceva anche al Crocevia di Sarezzo. Questa località però solo in anni relativamente recenti ha assunto importanza come centro abitativo e produttivo, mentre prima era occupata per lo più da campi. Nella seconda metà dell'Ottocento vi furono edificate dai Fantinelli due fornaci per la produzione della calce, e sappiamo che nelle vicinanze sorgeva un'osteria. La terza fornace, che cadde subito in disuso, fu invece edificata nel 1924 da Giuseppe Perotti. Agli inizi del secolo la strada del Crocevia, ormai percorsa dal tram, che qui aveva una fermata, risulta essere in pessime condizioni , tanto che il comune di Lumezzane Pieve propone di creare un consorzio con il comune di Sarezzo per la sua ristrutturazione e tutela. Solo negli ultimi decenni, come abbiamo detto, con l'esigenza sempre più pressante di nuovi spazi all'interno del comune, molte attività commerciali e produttive hanno trovato qui un luogo adatto all'insediamento.

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